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CANTO DI GIOIA

Buon Pastore

Il Signore è il mio Pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi
fa riposare,
ad acque tranquille
mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida
per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare
in una valle oscura,
non temerei alcun male,
perchè tu sei con me,
Signore.

Canto di gioia

 

SOFFERENZA

Passione di Cristo

"Dio mio, Dio mio,
perchè mi hai
abbandonato?
Tu sei lontano
dalla mia salvezza":
sono le parole del
mio lamento.
Dio mio, invoco di
giorno e non rispondi,
grido di notte e
non trovo riposo.
Io sono verme,
non uomo,
infamia degli uomini,
rifiuto del mio popolo.
Da me non stare
lontano,
poichè l'angoscia
è vicina e nessuno
mi aiuta.

Sofferenza

PANE DI VITA

Pane di Vita

Frumento di Cristo
noi siamo
cresciuto nel sole di Dio,
nell'acqua del fonte
impastati,
segnati dal crisma
divino.
Cibo e bevanda di vita,
balsamo, veste, dimora,
forza, rifugio, conforto,
in te speriamo.
Illumina col tuo Spirito
l'oscura notte del male,
orienta il nostro cammino
incontro al Padre.

Eucarestia

INNO DI LODE
Immacolata Concezione Specchio di perfezione
Stella del mattino
Salute degli infermi
Rosa mistica
Madre del buon consiglio
Regina della famiglia
Consolatrice degli afflitti
Regina degli angeli
Vergine degna di lode
Regina della pace
PREGA PER NOI
Inno di lode
 
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H O M E arrow ARTE SACRA  arrow Testimonianze di fede arrow Settimana di Passione in Austria
Settimana di Passione in Austria PDF Print E-mail
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Settimana di Passione
in Austria
 
a cura del Prof. A. Varisco
+ video correlato
 
Una prassi antica e vivida dell’amore
 per il Messia nella pietà popolare
 
Nell’ambito della Settimana Santa il Giovedì ed il Venerdì Santo ricoprono, da sempre, un particolare significativo e profondo nella tradizione cristiana. In essi riviviamo la sofferta e struggente Ultima Cena, la Condanna, la Passione durante il processo con la Flagellazione e l’Ascesi al Monte Calvario, verso il luogo detto Golgota, ovvero “il cranio”. 
 
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La liturgia si costituisce di molteplici accorgimenti, ma ciò che può colpire l’uomo metropolitano -magari più insipido e “spento”, appiattito come diceva Marcuse ad una monodimensionalità- è certamente la Pietà Popolare che in taluni luoghi può raggiungere l’apice della tragicità -quasi drammaticamente riproposta-, non solo con processioni e cortei a ripercorrere le tappe di quelle ore di Nostro Signore Gesù Cristo, ma addirittura farsi spazio nell’ambito di ciò che –per sua vocazione e utilità- è il tempio della cristianità e cioè le chiese. In queste –piccole o grandi che siano- può capitare di rivedere antichi gesti ed atti, simboli -questi- della devozione popolare di una cultura, di un popolo, differenziatisi in una particolare area geografica.

A tal riguardo non si può escludere una vera e propria "prassi" analoga in svariate regioni, magari neppure vicine.  seppure con alcune differenze che tipizzano ed accrescono -nella loro ricchezza- lo sguardo verso la Fede nella traduzione pratica.

Anche a livello -non solo liturgico, ma anche- teologico il Venerdì Santo si assurge a grande giornata della tradizione cristiana, quasi il topos che prelude la Pasqua -ovvero la Risurrezione il raggiungimento parusico nell’Ottavo giorno, ossia la pace!

Il venerdì diviene il grande giorno di lutto che commemora la "morte" di Gesù Cristo, certamente vissuto da tutta la comunità religiosa cristiana.

Eppure pare una stonatura che molti altari possano ricoprirsi come a festa… Non è uno scherzo, è proprio ciò che accade: in Sicilia come nel Tirolo in cui vengono addobbati -come per un anniversario- gli altari dedicati al Santo Sepolcro.

È così che ciascun anno i preparativi coinvolgono gente semplice, laici e chierici, tutti impegnati nel rendere omaggio a quel Sepolcro che custodì il Corpo di Cristo. A pensarci bene il cristiano si fregia –ma non solo sul titolo o appeso ad un muro, piuttosto che al collo o attaccato allo specchietto interno della propria vettura- di un simbolo che è dolore, ma che è anche gioia in quanto superamento nella luce della risurrezione. Quindi, data quest’inclinazione alla gioia e allo stupore –talune volte persa-, la liturgia abbisogna anche di gesti, odori, suoni, luci che possano ricondurre alla morte –che in sé è agonia e discesa agli inferi- preludio della Domenica –ovvero Dies Domini-, della Pasqua che è l’esplosione -invece- della felicità e della luminosità.

Nel Tirolo austriaco gli altari -si può realmente dire- si vestono in festa durante il Venerdì Santo della Settimana Santa. Quest’opera di ingegno, talune volte una vera e propria merlettatura di fiori profumati che aumentano oltremodo la suggestione, si svolge in maniera centrale ad i lavori preparativi della Pasqua in molti piccoli centri. Meticoloso e grande il lavoro che gravita intorno agli altari che consentono di ricostruire in maniera plastica -delle volte estremamente fantasiosa, ma comunque bella ed espressiva- il Santo Sepolcro. Il prototipo è il sepolcro di Gesù Cristo in Gerusalemme.

Sul modello del sepolcro gerosolimitano, anche questa ulteriore prassi –diremmo “minore” poiché coinvolgente arti decorative più popolari e non l’architettura- è certamente una lode a Dio, al Luogo Santo, a quella che gli studiosi di sindonologia hanno chiamato la “mensa sepolcrale”. Da sempre nella storia della cristianità si è assistito ad un incremento di interesse verso il Santo Sepolcro, talune volte –si pensi ad Acquapendente ed in altre luoghi che recano traccia di questo culto- riproducente in maniera pedissequa e quasi maniacale le proporzioni, se non –addirittura- le dimensioni dell’originale inglobato nella Basilica dell’Anastasis in Gerusalemme.

Tutti questi gesti -siano essi fiori intrecciati in corone o architetture riproducenti a livello mensurale o in proporzione l’edicola della Sepoltura nella Chiesa della Risurrezione gerosolimitana- esprimono non solo degli ornamenti votivi, bensì in essi è possibile scorgere la grande devozione del popolo e la grande venerazione per il Redentore, essi sono vere e proprie Lodi all’Altissimo che ha inviato il Suo Figlio che si è offerto olocausto per vincere la morte.

Quest’usanza collezionò un ampio consenso nei tempi trascorsi ove davanti alle chiese ed alle cappelle si dava spesso seguito ad una veglia. Tale prassi con l'alternanza di guardia organizzata è ciò che accade in Austria ancora oggi presso alcune località tirolesi in cui si celebrano veglie per presidiare il Sepolcro.
 
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Quest’usanza ebbe il suo apice nell’età barocca, seppure sul finire del Settecento e gli inizi dell’Ottocento si giunse a bollarla come “forma di venerazione infantile” per poi -in seguito- addirittura proibirla. Fu così che andarono smarrite molte preziose opere artistiche di quell’epoca così fervida di pietà popolare, significativi esempi di devozione. La tradizione riprese nuovamente piede solamente dopo la seconda metà del XX secolo quando furono ricostruiti ed agghindati con passione nuovi altari.

Non vi sono limiti alla creatività, neppure nel riprodurre il Santo Sepolcro: tromp-l’oeil, angeli in pose commoventi e ricchi addobbi floreali concorrono a circondare la salma dell’Unigenito morto e deposto, lì giacente silenzioso, inanime. L’atmosfera è resa mistica e trascendente da sfere di vetro colorate -di svariate misure-, piene di acqua e vivacizzate dalla ardente luce delle candele.

Oggigiorno questi Santi Sepolcri vengono allestiti il Giovedì o il Venerdì santo e stanno –ornamenti accorati dimostranti l’amore e l’entusiasmo della gente- fino al lunedì di Pasquetta.

I più prestigiosi Santi Sepolcri del Tirolo sono nella chiesa: di St. Andrä a Lienz, di Patsch, di S. Valentin presso Nauders e di Laurentius a Wattens.

A Lienz si trova un Santo Sepolcro dipinto nel 1752 nella chiesa parrocchiale di St. Andrä opera di Anton Zoller ed è organizzato con diverse scene che raccontano la passione di Gesù Cristo. Il Venerdì Santo sino all’ora nona –ossia le 15- resta esposto Il corpo del Messia, mentre a partire dalle 2 del giorno seguente è la volta delle tre donne rappresentate presso il Santo Sepolcro sino alla domenica di Pasqua. Il giorno di Pasquetta –il lunedì dell’Angelo- viene scoperto il Risorto, qui presentato nei panni del giardiniere e la domenica successiva –detta in Albis- si termina con la scena dei discepoli di Emmaus insieme a Gesù.

Il Santo Sepolcro della chiesa parrocchiale di Patsch è risalente all’anno 1782 ed attua un effetto decisamente maestoso con le sue quinte sequenziali. L’opera è stata realizzata da Johann Nepomuk Pfaundler ed viene annualmente esposta al pubblico dal martedì successivo alla domenica delle Palme fino al primo giovedì dopo Pasqua. Fanno da guardia al Santo Sepolcro la compagnia dei tiratori del paese –ovvero la “Schützenkompanie”- che dal Venerdì santo alle 15.30 alle 19 e il sabato successivo dalle 9 alle 17 presidiano la chiesa. Durante il periodo pasquale vengono organizzate delle visite guidate.

A Nauders, all’interno della chiesa parrocchiale di St. Valentin, c’è un Santo Sepolcro del 1800 visibile dalla domenica delle Palme fino al sabato successivo alla domenica di Pasqua. L’opera è di un artista sconosciuto ma presenta una differenziazione stilistica ed un’aggiunta che lo distinguono dagli altri e ce lo fanno apprezzare per un singolare dettaglio della raffigurazione di Giona nel ventre della balena, che è il simbolo veterotestamentario della resurrezione, l’anticipazione messianica. Il santo Sepolcro è custodito dalla confraternita -detta appunto- del “Santo Sepolcro” che veglia in abito scuro da dopo l’ora nona del Venerdì e cioè dalle 16 alle 21 e nel giorno del Sabato Santo dalle 16 alle 21.00. Inoltre sempre nel giorno del Venerdì Santo si muove una processione -con partenza dalla parrocchia- verso il castello “Naudersberg” e i membri della confraternita conducono il corpo di Cristo e la Madonna del Santo Sepolcro per le vie del paese.

Infine in Wattens presso la chiesa di Laurentius è possibile vedere un altro Santo Sepolcro realizzato nel 1814 da Josef Arnold Dä, ricco di effetti scenografici, resta visitabile al pubblico presso il tempio dal giovedì delle Palme fino alla domenica successiva alla Pasqua.
 
Prof. ALESSIO VARISCO
Storico dell'arte - Magister Artium
Art Director associazione culturale Técne Art Studio
 
Video correlato
DALLA PASSIONE DI CRISTO
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IL TUO VOLTO

 Mostraci il tuo volto, o Signore

Di te ha detto
il mio cuore:

"Cercate il suo volto";
il tuo volto, Signore,
io cerco.
Non nascondermi
il tuo volto,
non respingere con ira
il tuo servo.

(Salmo 27,8-9)

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Gocce di vita

 Gesù di Nazareth

“Se voi amate solo
quelli che vi amano,
che merito ne avete?
Voi invece amate
i vostri nemici,
fate del bene…
La vostra ricompensa
sarà grande”.
(Lc. 6,32)

“Venite a me voi tutti
che siete stanchi
ed io vi darò
completo riposo…
e troverete pace
per le vostre anime”.
(Mt. 11,28)

“Non hanno bisogno
del medico i sani,
ma gli ammalati;
non sono venuto a
chiamare a penitenza
i giusti, ma i peccatori”.
(Lc. 5,31)

“Beati sarete voi
quando vi oltraggeranno
e perseguiteranno,
e falsamente diranno
di voi ogni male
per cagion mia.
Rallegratevi
ed esultate perché
grande è la vostra
ricompensa nei cieli”.
(Mt. 5,11)

“Il regno dei cieli è
come un granello di
senape, il più piccolo
di tutti i semi, ma
seminato che è
cresce e diventa il
maggiore di tutti e
fa rami si grandi che
gli uccelli del cielo
possono mettersi al riparo
della sua ombra”.
(Mt. 4,31)

“Se il granello di frumento
caduto in terra non muore,
rimane solo,
se invece muore,
produce molto frutto”.
(Gv. 12,21)

"Chi ama la sua vita la perde
e chi odia la sua vita
in questo mondo la
conserva per la vita eterna”.
(Gv. 12,23)

“Il vento spira dove vuole,
e ne senti la voce;
ma non sai di dove viene,
né dove vada;
così di ognuno che
è nato dallo Spirito”.
(Gv. 3,8)

“Perché osservi il bruscolo
che è nell’occhio di
tuo fratello, e non scorgi
la trave che è nell’occhio tuo ?”.
(Lc. 6,41)

“L’uomo dabbene, dal buon
tesoro del suo cuore,
trae fuori il bene,
mentre il perverso, dal suo
cuore pervertito,
trae cose perverse”.
(Lc. 6,45)

“Popolo mio, che male ti ho fatto?
In che cosa ti ho contristato?
Se ti ho fatto del male, percuotimi,
se non ti ho fatto del male
perché mi tratti così?”.
(Lamentazioni)

"L’uomo pio è scomparso dalla terra,
non c’è più un giusto fra gli uomini:
tutti stanno in agguato
per spargere sangue;
ognuno dà la caccia al fratello".
(Michea 7,1)

"Non gioire nella mia sventura,
o mia nemica!
Se sono caduto, mi rialzerò;
se siedo nelle tenebre,
il Signore sarà mia luce".
(Michea 7,8)

"Uomo, ti è stato insegnato
ciò che è buono e ciò che
richiede il Signore da te:
praticare la giustizia,
amare la pietà,
camminare umilmente
con il tuo Dio".
(Michea 6,8)

"Signore da chi andremo?
Solo Tu hai parole di
vita eterna".
(Gv. 6,68)

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