La notte e il silenzio di Dio
"Ti ho chiamato per nome;
hai trovato grazia ai miei occhi;
parlo con te come un amico all'amico".
Così gli aveva detto il Signore.
E Mosè con il bisogno della comunione
nel cuore, aveva esclamato:
"Fammi vedere la tua Gloria".
Dio, allora, lo condusse in alto sopra la rupe:
"Ti porrò nella cavità della roccia
e ti coprirò con la mano finché sarò passato:
il mio volto, però, non lo si può vedere".
E stato e sarà sempre così.
La mano di Dio è su colui che lo ama:
lo custodisce, lo riscalda, lo copre.
Ma nella cavità della roccia
tutto è solitudine, oscurità, silenzio.
Egli è vicino e lontano; è presente e assente.
Ti sommerge di grazia e tu bruci nell'aridità.
È dentro di te, ma ti svuota.
Anche il Figlio, quando si fece buio
sul colle, gridò:
"Dio mio, perché mi hai abbandonato?"
Chi è, dunque, questo Dio?
"Dio è tenebra luminosissima
nel silenzio che arcanamente parla",
ha scritto il mistico Dionigi.
La sua luce è notte.
Il suo silenzio è parola per te.
Attendi. Resisti. Prega.
"Dammi occhi per vederti nel buio,
dammi orecchi per ascoltare il silenzio.
Padre, sono sempre nella tua mano.
E questo mi basta".
+ Mons. Lorenzo Chiarinelli
Vescovo di Viterbo














