
SEMITISMO E ANTISEMITISMO
Tutto considerato, sarebbe meno pericoloso, anzi nient'affatto pericoloso, evidenziare mag¬giormente ciò che ci unisce, piuttosto che ciò che ci distingue, in particolare quando questa distinzione dovesse risultare un rischio per la concordia.
Di conseguenza, razzismo, semitismo, nazionalismo e simili, essendo una sottolineatura esagerata di ciò che ci distingue ( razza, popolo, nazionalità) finiscono sempre, prima o poi, di sfociare, come logica conseguenza, ed inevitabile reazione, nell'anti razzismo, anti semitiso, anti nazionalsmo che ci infastidiscono ogni giorno di più.
A pensarci seriamente, al di là di ogni luogo comune, è colpevole il razzismo più che l'antirazzismo, perché ne è la causa; il semitismo, più che l'antisemitismo, il nazionalismo più che l'antinazionalismo,per la stessa ragione.
Indubbiamente anche l'antirazzismo, l'antisemistimo, ecc, si tirano sempre dietro uno scatto di violenza, che il Vangelo non accetta.
Ma se si vuole uscire dal male, bisogna eliminarne la causa. Se si vuole smetterla con gli anti, bisogna smetterla con gli ismi, che ne rappresentano la causa dannata. Si deve avere il coraggio di aggiungere che neppure la religione ha diritto di elevare il concetto di razza ad un ruolo che comprometta la fraternità universale. Cristo già da duemila anni sta ripetendo al mondo il suo monito: «Amatevi gli uni gli atri, come io ho amato voi».- Gli uni gli altri, quindi a raggio universale, senza distinzione del colore della pelle, della cultura, della forma politica preferita, della religione che segue.
Purtroppo, ancora non gli si è dato ascolto in modo coerente!
L'unico impegno benedetto da Dio è quello della comprensione, dell'amore verso ogni uomo, bianco o nero, africano o asiatico, ebreo o cinese, italiano o inglese, perché in tutti e in ciascuno cè l'impronta del Creatore, anzi della paternità universale di Dio, rivelata da Gesù in un contesto particolare che non poteva accettare una proposta così sublime.
Difatti chi studia a fondo la ragione vera della condanna con cui il sinedrio lo volle in croce, la trova proprio in questa sublime assurdità dell'invito ad un amore senza frontiere etniche, culturali, o religiose, rivolto da Lui ad uomini gretti, capaci solo di amare se stessi e qualcos'altro rientrante sempre nei propri obbiettivi egoistici ed ottusi.










