Il Credo
Tutte le domeniche, alla S. Messa, dopo il Vangelo e l'omelia, siamo invitati a recitare il Credo. E' un momento di vera prova, a constatare la mancanza di ogni sincronia nella recita, per cui chi sta dicendo che nacque da Maria Vergine, chi I'ha seppellito, e chi sta già parlando di Spirito Santo e di Chiesa una, santa ecc... Un momento di inevitabile distrazione e confusione, determinate, si capisce, dal fatto che l'assemblea non ci capisce proprio niente, in quelle frasi asciutte, nella loro esattezza teologica, ma del tutto al di fuori del linguaggio odierno. Un vero peccato! Perché in quel momento stiamo professando la nostra fede cristiana, riaffermiamo l'unicità della nostra appartenenza a Cristo.
Si stenta a capire che ciascuna di quelle frasi che pronunciamo davanti all'altare del Signore richiederebbe mesi ed anni di spiegazioni e approfondimenti, data l'elevatezza delle verità alle quali si rifanno, nonché la stringatezza del formulario. Se non si riuscirà a fare questo, occorrerà che la suprema Autorità della Chiesa stabilisca qualche variante, come, ad es. la professione di fede, inclusa nella celebrazione odierna del S. Battesimo. In quella forma dialogata, i vari articoli risultano di facile comprensione per l'assemblea, e la confusione della recita di una formula lunga come quella del Simbolo Niceno Costantinopolitano (quella della Messa) verrebbe evitata, a tutto vantaggio della comprensione del rito. Difatti la Chiesa intende invitarci a rinnovare la nostra fede, al termine della prima parte della celebrazione eucaristica e al momento di entrare nella seconda (quella che ci introdurrà alla consacrazione, alla comunione).
In effetti, Simbolo (Symbolon, greco) ha un significato originale curioso: significava la parte di un oggetto, o un sigillo rotto, con la quale si voleva dimostrare che l'altra parte apparteneva al latore. In epoca cristiana venne a significare "segno di riconoscimento", poi "professione della fede", che attesta l'autenticità della nostra appartenenza cristiana (Cat. C.C.. 188-189).
Forse il più antico, di questi Simboli è quello detto apostolico, una volta il più noto, perché appreso nelle scuole del catechismo e recitato per devozione. Non è che si possa continuare a dire che fu composto da una frase di ciascun apostolo. E' l'antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma, che poi prevalse su ogni altro. Quello che recitiamo a Messa, la Domenica e nelle solennità è detto Niceno costantinopolitano, perché è il risultato dei due grandi Concili Ecumenici di Nicea (325) e di Costantinopoli (381).
Sarà quello sul quale porteremo la nostra considerazione, nel prosieguo di questi brevi articoli.
C'è anche quello detto Atanasiano, che una volta noi sacerdoti recitavamo nell'Ufficio divino della Domenica, ma non certo formulato dal grande patriarca di Alessandria S. Atanasio.
Ce ne sono anche altri. A noi basti questa semplice nota.
















