LA DONNA ISRAELITA
DI FRONTE ALLA LEGGECi tornerà assai istruttivo approfondire la condizione della donna ebrea dei tempi del Salvatore, di fronte alla Legge fondamentale della vita d'Israele. Di per sé, basterebbe dire che non era nelle stesse condizioni dell'uomo. Ma questo, ormai non può stupirci più che tanto. Vediamolo nei particolari. Iniziamo con la conoscenza stessa di questa Legge, che tutti chiamiamo Bibbia ( anche se il termine strettamente parlando, si riferiva solo al Pentateuco, cioè ai così detti 5 libri di Mosè: Genesi, Esodo,Levitico, Numeri, Deuteronomio, che formavano la Torah.

Ebbene, rabbi Eliezer, uno dei più famosi dell'epoca, dichiarava senza
scrupoli: "Chi insegna +la Torah a sua figlia, le insegna il
libertinaggio". E, ancora più chiaramente: " Meglio bruciare la Torah,
che trasmetterla alle donne" (j. Sota III). Si cita un altro rabbino,
Ben Azzai, che riteneva di non doversi vietare l'insegnamento alle
ragazze, ma solo sulla tradizione orale: si tratta di prassi posteriore a
Gesù. E' noto che scuole rabbiniche erano aperte solo per maschi.

Almeno
in un punto la condizione della donna poteva apparire privilegiata: che
non era costretta ad alcuni obblighi, riservati agli uomini: i
pellegrinaggi a Gerusalemme, in occasione delle principali solen¬nità
ebraiche: pasqua, pentecoste, festa delle capanne. Ancora altre
esenzioni di poco conto, e poi quella più importante: non era obbligata a
recitare ogni giorno lo shema' o preghiera fondamentale dell'israelita:
(Ascolta, Israele...).
Nell'ambito della legalità, la sperequazione
era ancora più evidente. Essa era sottoposta, come gli uomini, a tutto
il rigore della legislazione civile e penale, inclusa la pena di morte.
Sembra che potesse venir venduta come schiava, da parte del marito,
anche a causa di un semplice furto. Generalmente, però, questa vendita
era vietata. In compenso, non veniva considerata affidabile per
quello che poteva dire o dichiarare, perché ritenuta bugiarda. Lo
deducevano dalla frase della Bibbia, in Genesi 18,15, dove Sara, moglie
di Abramo, mentisce ai tre angeli di Mambre. Lo storico ebreo-romano
Giuseppe Flavio sa darci una spiegazione interessante: Le donne sono
inaffidabili, "a causa della leggerezza e della temerarietà del loro
sesso"(Ant.IV. 8,15). Prima di vedere al prossimo articolo, di
quali scarsi diritti godesse la donna israelita ai tempi del Signore,
basterà concludere con una frase chiaramente beffarda, di una preghiera,
raccomandata tutti i giorni agli uomini: "Lodato sia Dio, che non mi ha
creato donna "( Tos Ber.Vl II ). C'è da chiederci cosa dicessero le
donne, nella loro preghiera . Ma ce n'è abbastanza, per capire almeno
due cose: la triste condizione sociale e religiosa in cui si trovarono
la madre di Gesù e le "Pie donne" nonché l'audacia della innovazione
introdotta dal Salva¬tore su questo particolare settore, dove l'equivoco
sarebbe stato facile e la critica più severa. Dire che anche per questo
non gliene siano nate delle noie, è non capire la mentalità di gente
fossilizzata nelle abitudini, assurte a legislazione immutabile. La
donna cristiana non finirà mai di ammirare la sua comprensione, evidente
fin dagli inizi dell' azione messianica, e molto più la degnazione con
cui la invitò a cooperare direttamente all'opera della salvezza
dell'umanità. Anche se non sempre è stato facile capire l'importanza di
scelte così illuminanti.
Viedellospirito Don Lucio Luzzi
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