Tradizioni e pratiche di pietà
Generalmente, intendiamo per religiosità popolare quell' insieme di tradizioni e pratiche di pietà che formano, in concreto, l'anno religioso di un paese, o di tutto un popolo. Feste di santi, novene e altre iniziative punteggiate di preghiere, pellegrinaggi, atti di culto e simili, hanno alimentato la coscienza religiosa di intere generazioni.
Si fa presto ad accorgersi che, in tutta questa congerie di usanze tradizionali, che hanno Dio e i misteri della fede per oggetto, ci si sono insinuate, con i secoli, atteggiamenti tutt' altro che evangelici, esigenze di chiara derivazione magico- sacrale. Questa pratica religiosa va fatta così, assolutamente, senza discostarsi di un dito: pena un castigo di Dio, o che questo rito non valga nulla. Questo oggettino religioso, se lo conservi con amore, ti libera dal mal di occhi, oppure fa trovare un buon partito a tua figlia.... Di questo passo, si potrebbero compilare volumi di materiale sacro e, nel contempo, profano, sinceramente devoto e interessato, riparabile a liturgie
antiche, o a pratiche occultistiche di origine pagana.
Ebbene, bisogna ammettere che il tentativo di far piazza pulita di tutto questo mondo di luce e di ombre, come è stato tentato da varie parti, in questi ultimi decenni, è stato un gesto maldestro, ingiusto, e soprattutto inutile. Quello che è stato sedimentato in varie generazioni di fedeli, non si può distruggerlo con un provvedimento improvviso, o un colpo di testa di un parroco progressista. Molto più realistico il pensiero di Paolo VI quando chiedeva ai parroci e a tutti gli operatori della pastorale cattolica di valorizzare queste tradizioni popolari, questa religiosità delle masse, per farle diventare "un momento forte di evangelizzazione".
D'altra parte, non è così facile effettuare questa " manovra" pastorale: anzitutto per la tenacia con cui le nostre popolazioni sono attaccate ad un culto che, mentre soddisfa il loro istinto religioso, non costa un gran che, lasciando totalmente libere le passioni di varia estrazione; e poi per la scarsa preparazione dimostrata in proposito dagli operatori stessi della pastorale. Niente di più facile che abolire d'autorità una festa popolare. Ma è il modo più semplice, per giustificare una reazione violenta, da parte del popolo, che faccia passare il parroco,da iconoclasta e nemico della religione.
C'è, poi, chi ha valutato cinicamente la situazione e ha detto: Meglio lasciar pascolare liberamente le pecore; sarà più facile mungerle...
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