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Eravamo giunti, alla richiesta del Padre per il "Vestito piu bello". Con cui ridare senso alla persona sfigurata del figliol prodigo. Ma avevamo dimenticato un particolare: il Padre volle che ad indossarlo fosse direttamente lui, il figlio, come fosse roba sua. Non regalata, o semplicemente presentata da altri. Ora la stessa voce chiama ad approntare altri due articoli d'abbigliamento: l'anello per il dito e i calzari per i piedi. Per completare il quadro, viene ordinato il vitello grasso da macellare e preparare per il convito di festa. Vediamolo per parte, brevemente.
L' ANELLO, a quel dito di una mano che per mesi, forse per anni, aveva preso cura di animali immondi, i porci, con tutto quello che comportava quel mestiere maledetto, che per la fame doveva apparire scarna e priva di energia giovanile, dovette far presto ad infilarsi, ma il suo splendore doveva creare di nuovo agilità di mosse e vigore di comando.
I CALZARI a quei piedi, lacerati dal vagare per campi incolti, pieni di rovi e sassi, per deserti aridi. dovevano ridare dignità alla sua persona, un momento fa velata appena da vesti lacere e due occhi affossati dall'erosione di stenti inimmaginabili. l poveri portavano semplici sandali (cf Mc 6.9); i calzari appartenevano a gente di rango, i signori che potevano distinguersi non solo per danaro e proprietà terriera, ma anche per censo civico, o politico.
IL VITELLO è lecito supporre che fosse stato messo all'ingrasso con qualche anticipo: il Padre conosceva il momento e l'ora in cui il figlio avrebbe ripreso la via del ritorno. Perciò la bestia, messa così sotto pressione alimentare doveva aver fatto pensare a qualcuno che qualcosa d'importante si stava avvicinando. Questo qualcosa era il figlio del padrone.
"Facciamo festa con un banchetto". Labbigliamento era per il clima di festa che si doveva creare in famiglia: la carne pregiata e tenera (naturalmente con il vino e tutto il resto) sarebbe stata la gioia di quel convito con il quale il Padre voleva far dimenticare al figlio le conseguenze della sua scelta sciagurata, non solo perché non la ripetesse mai più, ma soprattutto per non rischiare di perderlo davvero.
Qualcuno ha pensato che si trattasse di un racconto popolare, usato da Gesù ad indicare la gratuità sovrana con cui Dio riconcilia a sé il peccatore, dopo la separazione (ebraico Kesasash) operata dal peccato. Restituendogli i segni della figliolanza restituita (K.H.Rengstorf, Die Re-IncestiturdesUerlorenenSohnes... Dusseldorf 1966).
Per R. Fabris questi gesti "sono segni visibili dell'uomo libero", dei quali il Padre vuol fregiare di nuovo il proprio figlio (I Vangeli... 1164).
Per noi resta sempre più nitido e commovente il quadro della tenerezza materna con cui il Padre evangelico accoglie di nuovo nel seno della sua intimità un figlio che aveva fatto del tutto per annullarla, rivelando questo " mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi" (Col 1,26).













