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La Chiesa parrocchiale
di S. Genesio - Jenesien (Bz)

Cenni storici sulla
Chiesa precedente

II paese di San Genesio, sulle alture di Bolzano, ha preso il nome dal suo patrono. Secondo la leggenda Genesio era un soldato romano ed un attore. Nel 305, sotto l'imperatore Diocleziano, invece di mettere in ridicolo il battesimo come una buffonata, si fece battezzare per davvero sul palcoscenico. Venerato dal IV secolo come santo e patrono degli attori e dei musicisti, lo si rappresenta con una tunica romana e con tre dita della mano destra alzate. Le chiese a lui dedicate sono piuttosto rare. Sull'altopiano a nord di Bolzano una cappella in suo onore potrebbe già esserci stata verso la fine dell'impero romano, prima dell'occupazione dei Baiuvari, avvenuta nel VI-VII secolo.

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Veduta dell'altipiano del Salto
nei pressi di S. Genesio / Jenesien  

La predicazione del cristianesimo si diffuse prima da Merano, nella cui zona si trattennero i Santi Valentino e Corbiniano, e quindi da Trento sotto il vescovo Vigilio ed i suoi successori; è probabile che a San Genesio ci fosse un sacerdote stabile già nel X secolo.

Una chiesa «in monte Sancti Genesii» appare per la prima volta nel 1186 in un documento di papa Urbano III per l'abbazia agostiniana di Au presso Gries (Bolzano).

Nel 1189 un salvocondotto dell'imperatore Federico Barbarossa nomina la «parochia S. Genesi».

Il primo parroco di cui si sappia il nome, «Heinrich», è fra i testimoni citati per un contrasto sorto nel 1208 fra il vescovo di Trento Federico von Wanga ed il conte del Tirolo Alberto III. Forse il parroco aveva un coadiutore già nel XIII secolo; il 5.5.1328 il Capitolo del duomo di Trento cedette i diritti di patronato sulla parrocchia di San Genesio all'abbazia agostiniana di Au.

Verso la metà del XV secolo si cominciò a costruire una chiesa nuova dedicata ai santi Genesio, Silvestro e Margherita, che fu consacrata il 18.6.1465 dal vescovo di Trento Georg Hack in presenza del parroco Georg Teuchstetter dell'abbazia di Gries.

Poiché al finanziamento dei lavori avevano contribuito generosamente i nobili di Goldegg, l'ultimo loro rappresentante fu sepolto nella chiesa nuova.

Neppure cent'anni dopo, nel 1555-1556 sotto i parroci Jakob Speltner e Martin Eisenmann, si resero necessarie costose riparazioni, per 673 fiorini. Nel 1572 il parroco Martin Emich fece eseguire altri lavori consistenti ed erigere in onore di San Silvestro un altare laterale, consacrato dal vescovo ausiliare Gabriele Alessandri. II sarcofago dei Goldegger fu rimosso; il loro stemma fu murato all'esterno  su la parete sud, ove si trova tuttora.

Nel 1481-1492, sotto il parroco Marquard, fu eretto l'attuale campanile in belle pie squadrate di arenaria rossastra e giallastra; sullo zoccolo si vede ancora incisa la data 1481 sopra un mascherone.

La cuspide ottagonale in muratura risale però a11608 (parroco Johannes Weiner); sarebbe opera di Gianbattista Delai, eseguita dal lapicida Andrea di Gallo e dal capomastro Michael Ybler di San Genesio. Sotto l'ultima cornice della torre si trova inciso l'anno 1492 e ai piedi della cuspide l'anno 1813, date che ricordano probabilmente restauri o modifiche.

Nel 1617 il fonditore bavarese Adam Sterzer, residente a Bressanone, fuse tre campane nei pressi della chiesa; ad esse se ne aggiunsero altre tre nel 1619, 1728 e 1732; due furono requisite durante la prima guerra mondiale per fabbricare cannoni.

Nel 1925 il trentino Luigi Colbachini fuse l'attuale «campana grande» assieme ad un'altra ancora a San Genesio stesso, poiché persino in quegli anni non era ancora possibile trasportare un peso simile sulla vecchia stradella erta e malagevole.

Nel 1512 si eresse a sud della torre la cappella del cimitero, consacrata in onore dei santi Michele e Giorgio il 19.1.1513 dal vescovo ausilio re Micheel Jorba, in presenza del parroco Egidio Matzog di Tuenno (Val di Non).

La cappella aveva un sottostante ossario a volta, una campanella, paramenti e capitali propri.

Vi si seppellirono alcuni parroci ed i sette «Schiitzen» (bersaglieri) caduti col loro capitano Peter Thalguter presso San Genesio in una battaglia contro i Francesi (20.11.1809). Questa cappella del cimitero fu demolita nel 1838; la linea del tetto è ancora visibile sul lato sud del campanile; il suo bel portale gotico, in pietra con modanature, fu utilizzato per l'attuale ingresso della sagrestia.

LA CHIESA NUOVA DEL 1838

Nel 1838 il parroco Albert Untertrifaller, l'ultimo proveniente dagli Agostiniani di Gries, fece demolire la chiesa cui non rimase che una parte del muro accanto al campanile e sulla roccia.

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La Chiesa parrocchiale di S. Genesio - Jenesien 

L'11.3.1838 il parroco pose la prima pietra di una chiesa nuova più ampia, che poté essere benedetta e aperta al culto dopo soli 19 mesi di lavoro il 20.10.1839; la consacrazione ufficiale fu celebrata appena il 4.9.1847 dal principe vescovo di Trento Johann Nepomuk von Tschiderer.

Nel frattempo la parrocchia di San Genesio era stata ceduta nel 1845 ai Benedettini di Muri, trasferitisi a Gries.

Il convento di Muri in Svizzera era stato soppresso nel 1841; i frati trovarono rifugio nel monastero, pure soppresso, degli Agostiniani di Gries, rimasto vuoto. II primo parroco benedettino di San Genesio, padre Reginbold Raymann insediato 17.2.1847, fece erigere gli altari laterali e approntare i banchi.

Nel 1872 divenne parroco il padre Ambrosius Steinegger, che acquistò nuovi paramenti di valore, una statua della Madonna di Lourdes e un artistico reliquiario e fece riparare l'organo allestito per la chiesa vecchia all'inizio del XIX secolo.

Al padre Ambros Steinegger si devono gli affreschi della chiesa, rimasta fin allora senza alcuna decorazione. Ad illustrare degnamente le verità fondamentali della religione cristiana fu scelto il pittore Franz Plattner (1826 - 1887) di Zirl presso Innsbruck.

II padre Ambros aveva riflettuto molto... Una notte ebbe un sogno in cui vide chiaramente davanti a sé gli affreschi.

Svegliatosi, fece immediatamente uno schizzo della serie dei quadri apparsigli e della loro composizione, senza però accorgersi che la sua idea non era altro che la trasformazione in immagini dell'inno ambrosiano di lode noto come il «Te Deum». Egli comunicò al pittore Plattner in che modo si raffigurava il ciclo di pitture, pregandolo caldamente di realizzare i suoi concetti in un insieme artistico unitario.

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Mentre iI parroco era alla ricerca di fondi Dio volle che ottenesse un cospicuo legato di mille fiorini per il compimento dell'opera, ma a condizione che essa venisse iniziata entro un anno.

Plattner invece non voleva saperne di assumersi un'impresa così impegnativa e declinò più volte l'incarico, con la scusa di non aver tempo; poi promise di affidare il lavoro ai suoi allievi.

Ma padre Ambros voleva che il maestro stesso eseguisse gli affreschi e ricorse alla moglie dell'artista, promettendole un donativo di 300 fiorini se fosse riuscita a convincere il marito.

Avvicinandosi poi la scadenza prevista dal legato, che non poteva lasciar svanire, padre Ambros scrisse una lettera urgente al Plattner e prima di spedirla la portò in chiesa, affidandone la buona riuscita alla Vergine Maria.

La consorte del pittore gli portò il messaggio insieme con la colazione, mentre egli era ancora a letto, supplicandolo di accettare l'incarico, anche per non defraudarla dei 300 fiorini promessi.

Letta attentamente la missiva in cui il parroco ribadiva i suoi concetti principali, Plattner si accorse d'improvviso che essi rientravano bene nello schema del Te Deum. Ecco, l'inno ambrosiano sarebbe stato il filo conduttore della grande opera, che di colpo l'entusiasmò e cominciò a prendere forma nella sua mente.

Dopo una fervida preghiera, Plattner afferrò il carboncino e, preso da un' ispirazione artistica eccezionale, si mise a schizzare tutte le figure fondamentali con grande facilità e rapidità.

Nel pomeriggio venne a trovarlo il poeta Domanig, che restò stupefatto di fronte alla quantità degli abbozzi.

Plattner gli disse: "Traccio i quadri per gli affreschi della Chiesa di San Genesio seguendo il Te Deum. Nella mia vita non sono mai riuscito, in così breve tempo e con tale scioltezza, a fissare sulla carta tanti pensieri profondi e sublimi; essi non provengono dalla mia testa ma dall'alto; la loro intima connessione non sono stato io a trovarla, ma mi è stata ispirata dallo Spirito Santo". 

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Domanig, dopo aver sentito qual'era il contenuto dei quadri, esortò l'amico a fare del suo meglio a sostegno della religione; Plattner infatti considerava l'artista cristiano "un servitore di Dio". (Dal libro: Trafojer, Das HIoster Gries, 1927, p. 239).

Plattner iniziò le pitture ancora nel 1879, portandole a termine nel 1881.

DESCRIZIONE DELL'INTERNO

Entrando in chiesa si resta impressionati dalla molteplicità dei colori, delle forme e delle figure.

La cosa migliore è sedersi in un banco e lasciare che il turbamento iniziale si catini; a poco a poco il complesso si suddivide, i quadri si ordinano in una interdipendenza logica ed armonica.

Alcuni testi dell'inno ambrosiano, inseriti nelle pitture, ne facilitano la comprensione. Il presbiterio è dedicato al massimo mistero cristiano, alla SS. Trinità. L'arco trionfale, a foggia di ponte, indirizza lo sguardo verso l'altar maggiore; al centro domina il Crocifisso, fra due orologi sui quali si legge in latino: "Ogni singolo giorno ti benediciamo e lodiamo il tuo nome nei secoli". 

Ai lati della croce sta scritto in latino: tu hai vinto il tormento della morte. La Passione di Cristo apre per così dire le porte del cielo, l'ingresso al santuario della SS. Trinità. Ma soffermiamoci intanto nella navata.

Alla base dell'arco stanno i due altari laterali; a destra la pala rappresenta l'Addolorata e il tondo sommitale sant'Anna con Maria bambina; sulla mensa sta un artistico cofanetto che serba 100 reliquie di vari santi, dono del nobile Clemens von Pilat, console austriaco a Venezia; gli stupendi ricami sono delle suore di Bolzano.

Sull'altare di sinistra la pala rappresenta San Sebastiano e il tondo della sovrastruttura san Gioacchino padre della Madonna; i quattro dipinti sono del pittore Anton Psenner (1791-1866) di Voels/Fié.

L'affresco centrale sul soffitto della navata rappresenta Cristo che (come dice il versetto latino del Te Deum) «Tornerà come giudice; perciò ti preghiamo di soccorrere i tuoi servi, che hai redento con il tuo sangue prezioso». 

Nella parte superiore del quadro si vede Gesù che scende dal cielo con le braccia alzate; su di lui aleggiano angeli con gli strumenti della Passione. Ai fianchi del Redentore stanno Maria ed il Battista, le due creature più elevate; alquanto più in basso attendono il Signore sulla sinistra gli apostoli Pietro e Paolo e san Benedetto (con in mano un calice da cui spunta un serpente); sulla destra i grandi dell'Antico Testamento: Abramo, Mosè e Giacobbe.

Ai piedi del Giudice un angelo tiene il libro della vita ancora chiuso e la bilancia; altri quattro angeli attendono l'ordine di suonare le trombe.
Nella parte inferiore del quadro la Chiesa terrena attende il ritorno del Salvatore attorno all'altare. «Sul mondo intero la Chiesa ti riconosce», cita in latino l'inno ambrosiano.

Anche il Papa ha le braccia sollevate in rispondenza con quelle di Cristo; dietro di lui alcuni chierici, poi un vescovo che si rivolge ad un pellegrino ed una monaca con in mano la lampada ardente. Al centro un frate eremita predica la penitenza: una peccatrice piange all'angolo dell'altare; dietro di lei stanno i rappresentanti dei laici: un nobile, un borghese e un contadino.

Un miscredente adirato si allontana dalla scena con gesto sprezzante, ma sui gradini una donna (secondo Trafojer la Sibilla) gli indica sul libro che anche per i pagani c'è un giudizio nell'al di là.

In un angolo si scorge un vecchio che tiene fra le braccia un giovane spaventato; secondo Trafojer è l'autoritratto del pittore Plattner che, con la sua testa scultorea incorniciata dalla gran barba bianca e dai ciuffi di capelli grigi e con gli occhi neri e scintillanti, sembrava un Mosè.
Tutto l'affresco è ordinato simmetricamente; si notino le corrispondenze fra le croci di Cristo e dell'altare, fra l'angelo e la Sibilla, fra i gruppi di destra e di sinistra in alto e in basso.

Anche i due quadri laterali maggiori sono del Plattner e si ricollegano al Giudizio Universale; rappresentano i due profeti Elia ed Enoch, che non sarebbero morti e che perciò devono ritornare sulla terra alla fine dei tempi (vedi Genesi 5,23 e Luca 3,37).

Gli altri quattro medaglioni fra le finestre sono opera di Josef Randolt di Zams (Nordtirolo), allievo di Plattner, e raffigurano la Morte, l'angelo del Giudizio col libro, l'inferno e il paradiso. Le scene sono incorniciate dalle corrispondenti strofe della famosa sequenza del XIII secolo «Dies irae», che si cantava fino a pochi anni fa nelle messe dei defunti. Tutte le decorazioni rimanenti furono eseguite dal pittore A. Felder.

La Via Crucis si deve a Ignaz Stolz (da modelli di Fiihrich) e risale al 1890.

Alle tradizionali 14 stazioni l'artista ne aggiunse altre due: all'inizio l'orto degli ulivi ed alla fine (con la data e la firma dell'autore) la Risurrezione di Cristo. Fra la nona e la decima stazione sta una statua di santa Notburga. Ora spostiamoci oltre la bella balaustrata in marmo, per ammirare gli affreschi del coro o presbiterio. Nel centro della cupola dominano le tre persone della SS. Trinità, circondate da angeli e dalla triplice scritta del Sanctus.

Maria, regina del cielo e madre di Dio, è l'unica creatura a diretto contatto con Dio; ripiena di Spirito Santo essa intona il «Te Deum laudamus». 

II grande mistero divino viene venerato con stupore e glorificato dal coro glorioso degli apostoli (Pietro, Paolo e Giovanni), dal lodevole numero dei profeti (Davide con l' arpa, Isaia col giglio, Geremia con la catena spezzata), dalla splendida schiera dei martiri (Stefano, Genesio, Margherita) e dai Santi confessori della Chiesa (Gregorio Magno, Francesco Saverio patrono dell'artista, Ambrogio autore del Te Deum).

Sulla parete di sinistra vediamo l'Adorazione dei pastori e dei Magi, con il versetto in latino: per assumere la salvezza dell' umanità non disdegnasti il grembo della Vergine; ai lati stanno i santi Benedetto e Scolastica.

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Sulla parete di destra osserviamo la vittoria sulla morte: Cristo risorto libera i giusti dell'Antico Testamento rimasti nel limbo secondo il versetto: "Tu hai vinto il tormento della morte e aperto ai credenti il regno dei cieli".

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TU VINCIS IN MARTYRIBUS
 

Dietro Gesù ci sono un angelo con la croce ed il buon ladrone; davanti al Salvatore sta in ginocchio Abramo, pronto al sacrificio col coltello ed il fuoco.

Le altre figure rappresentano il Battista, Mosè, il re Davide, il sacerdote Melchisedech, Noè, Adamo ed Eva e altri personaggi della Bibbia; ai fianchi del quadro stanno i santi Bonifacio e Geltrude. Le tinte fredde dello sfondo e della cornice danno luce e risalto ai toni caldi delle figure.

La pala dell'altar maggiore è una delle ultime opere del pittore svizzero Paul Deschwanden (1811-1881), eseguita nel 1880 secondo uno schizzo di Paul Obwexer (1828-1875), benedettino di Gries.

II quadro raffigura in basso i santi patroni dellaa chiesa Genesio e Margherita ai lati di due angeli; in alto troneggia Gesù risorto con in mano la palma della vittoria, fra Maria regina dei martiri ed un angelo.

Nel tondo sommitale appare San Giuseppe con il Bambino, affiancato dalle statue di due angeli seduti sulla cornice. A destra ed a sinistra delle colonne ci sono le sculture dei santi Pietro e Paolo. L'attuale altare rivolto al popolo ed il leggio riecheggiano nella forma la mensa marmorea dell'altar maggiore.

II primo organo fu installato presumibilmente all'inizio del 1800; si trattava di uno strumento meccanico con 12/15 registri e pare fosse opera di artigiani meranesi; altri, esaminando le canne, lo vorrebbero attribuire ad Alois Sch6nach, organaio del Vorarlberg verso 111860. Franz Reinisch di Gries presso il Brennero (1801-1888) rifece l'organo portandolo a 18 registri, con una tastiera ed una pedaliera ed eseguendo pure l'attuale artistica cassa e reinserendovi gran parte delle canne precedenti; al centro sta una statuina di san Michele Arcangelo.

Già poco tempo dopo, lo strumento fu nuovamente rimaneggiato da Josef Aigner (1809-1887) di Sterzing/Vipiteno che vi aggiunse una seconda tastiera, portando il numero dei registri a 22 e ingrandendo la cassa ai lati e sul dietro, ma senza mutarne l'aspetto.

L'affresco sul soffitto della cantoria è ancora del Plattner e raffigura la patrona della musica sacra santa Cecilia, incorniciata dall'ultimo versetto del Te Deum: "In Te Signore ho sperato, perciò non sarò deluso in eterno". 

Nei due medaglioni laterali si leggono i versetti latini del salmo 150: Lodate il Signore col suono delle trombe, lodatelo con arpa e cetra, lodatelo con timpani e con danze, con strumenti a corda e con l'organo.

Sulla parete di fondo c'è un'iscrizione latina che ricorda come fu eseguita la decorazione della chiesa.

Accanto alla scala della cantoria sta il fonte battesimale, del XVII secolo circa, quindi preso dalla chiesa vecchia, alla lucida conca di marmo chiaro è sovrapposto un grosso coperchio con una statuina del Battista. Le due acquasantiere, pure di marmo, sono recenti.

Accanto al fonte battesimale si trova il monumento ai 49 soldati di San Genesio caduti nella prima guerra mondiale; nella nicchia sta una Pietà intagliata in legno, di origine ignota.

I 36 caduti della seconda guerra mondiale sono elencati su due tavole di bronzo nel cimitero.

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II tesoro della Chiesa di San Genesio conserva un'asta processionale, con un mirabile crocifisso barocco in legno ed ornamenti in argento e metallo dorato; poi alcuni calici pregevoli (uno porta la scritta: And. Larer 1751) e inoltre un ostensorio gotico a forma di torre, con elementi rinascimentali, lo stemma ed il nome di Nikolaus Schueler (+ 1621) prevosto di Gries. L'ostensorio è opera dell'orafo J. Philipp Benner di Augsburg, che lo eseguì intorno al 1600.

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Negli anni 1981-1984 la chiesa fu restaurata totalmente all'esterno ed all'interno, servendosi precipuamente di artigiani del paese stesso.

Nel 1981 si rifecero a nuovo il tetto e gli affissi delle finestre; si detersero le pitture restaurando le decorazioni; si installarono gli impianti di illuminazione e degli altoparlanti. Nel 1982 si realizzò l'impianto di riscaldamento nel suolo della navata e del presbiterio e si posò un pavimento nuovo in pietra arenaria e marmo, rifacendo pure il tavolato sotto i banchi; anche per il campanile si effettuarono le riparazioni necessarie.

Nel 1983 l' organaio Paolo Ciresa della Val di Fiemme rimodernò l'organo di Aigner-Reinisch. Nel 1984 si racconciò l'esterno, si rifece il tetto della sagrestia; si spostò l'armadio dei gonfaloni sulla parete sud e si ingrandì il cimitero attorno alla chiesa.

Plazidus Hungerbuehler

AS VIAS DO ESPIRITO

Imitaça õ 3.5 DOS ADMIRÁVEIS



Imitaçaõ..... 3.5
DOS ADMIRÁVEIS EFEITOS
 DO AMOR DIVINO

 
Bendigo-vos, Pai celestial, Pai do meu Senhor Jesus Cristo, porque vos dignastes lembrar-vos de mim.
Graças vos sejam dadas, Pai de misericôrdia e Deus de toda consolação que às vezes, apesar de minha absoluta indignidade, me confortais com as vossas consolações. Sedes sempre bendito e glorificado, com o vosso Unigênito Filho e o Espirito Santo Paráclito, por todos os séculos dos séculos.
Ah ! Senhor, Deus meu, santo amigo de minha alma, quando vierdes ao meu coração, estremecerão de jubilo as minhas entranhas. Sois a minha glória, o enlevo do meu coraçaõ: sois a minha esperança e o meu refugio no dia da tribulação. Fraco, porém, no amor e imperfeito na virtude, necessito que me fortaleçais e consoleis: visitai-me, pois, mais amiúde e instrui-me na vossa santa lei. Livra-me das más paixões e curai o meu coração dos afetos desordenados, para que santo e purificado interiormente, me torne apto para sofrer e firme para perseverar.


THE WAYS OF THE SPIRIT

To Mary, a model of Faith

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To Mary, a model of Faith

Written by H.E. Cardinal
Angelo Comastri

Virgin Mary,
The lantern of Your faith has always been lighted;
You are the Advocate! Put oil in our poor lanterns
so that the light of our life enlightens “the Holy Face of Jesus”.



Virgin Mary, we are people of little faith;
A single sign of difficulty scares us;
A single doubt dampens our enthusiasm.



LOS CAMINOS DEL ESPIRITU

«Danos siempre de este pan.» (Jn 6,34)

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«Danos siempre de este pan.» (Jn 6,34)

"Como primer signo de amor, Jesús nos ha dado su carne como comida, su sangre como bebida. Es una cosa inaudita que exige de nosotros admiración y estupor. Lo propio del amor es dar siempre y recibir siempre. Ahora bien, el amor de Jesús es a la vez pródigo y ávido. Todo lo que tiene, todo lo que es, lo da. Todo lo que tenemos, todo lo que somos, él lo asume.
Tiene un hambre infinita... Cuanto más nuestro amor le deja actuar, más ampliamente gustaremos de él. Tiene un hambre inmensa, insaciable. Sabe bien que somos pobres, pero no lo tiene en cuenta. Se hace pan él mismo dentro de nosotros, haciendo desaparecer primero, por su amor, vicios, faltas y pecados.

Luego, cuando nos ve purificados, llega, ávido, para asumir nuestra vida y cambiarla en la suya, la nuestra llena de pecados, la suya llena de gracia y de gloria, preparada para nosotros, con tal de que renunciemos...Todos los que aman, me comprenderán. Nos da a experimentar un hambre y una sed eternas.Image

 

A esta hambre, a esta sed nos da en alimento su cuerpo y su sangre. Cuando los recibimos con devoción interior, su sangre llena de calor y de gloria corre desde Dios hasta nuestras venas. El fuego prende en el fondo de nosotros y el gusto espiritual nos penetra el alma y el cuerpo, el gusto y el deseo. Nos hace semejantes a sus virtudes: él vive en nosotros y nosotros en él."

 
 

Beato Juan van Ruysbroeck, Abad

WEGE DES GEISTES

Canto di Meditazione (Beatitudini)

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salmo 102

benedici il Signore

Musica & testo
Mons. Marco Frisina
 

Preghiere

SIGNORE DA CHI ANDREMO?

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PREGHIERA DEI GENITORI CHE HANNO UN FIGLIO IN CIELO
SIGNORE DA CHI ANDREMO?
Sulla piazza del mondo,
dentro il segreto del cuore,
rimani solo tu e noi, soli con te.
Noi con il nostro dolore
Immenso e invivibile
perchè ci mancano fisicamente,
totalmente, i nostri figli.
Un giorno sono arrivati
Come il sole del mattino
Illuminando la nostra vits,
in un attimo se ne sono andati.
Ed è venuta la notte,
la notte più oscura che sembra senza fine.