Il Santuario di Nostra Signora di Oropa
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- Scritto da Don Lucio Luzzi
- Categoria: Arte sacra
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Nel mondo cristiano si trovano circa quattrocentocinquanta immagini della Madonna Nera, senza calcolare quelle africane; vengono generalmente dette nere anche se il loro colore può essere semplicemente bruno, o grigio scuro. Studi scientifici sullargomento sono infrequenti e in genere vengono limitate con una giustificazione un po troppo riduttiva, ma assai frequente, Vergini con caratteristiche orientali. In taluni casi sono state segnate come effigi che allinizio erano biancastre e che divennero scure in seguito al nero fumo delle candele; molti ricercatori, invece, sono unanimi nellindicare una connessione tra le Madonne Nere e le divinità pagane femminili, di cui frequentemente hanno raccolto diversi peculiarità sul piano iconografico che dimostrerebbero queste unioni misteriose fra effigi pagane poi forse- cristianizzate. Paradigmatico è il riutilizzo, nellEgitto cristiano ora copto, di statue di Iside con Horus, cristianizzate con limmissione del simbolo della Croce.
Nelle Alpi secondo la tradizione si addita SantEusebio come il patrocinatore del culto della Madonna Nera, notizia questa che affonda le sue radici nella leggenda. Eusebio, nella prima metà del IV secolo, arrivò in Italia, dapprima passando per la Sardegna e poi in Roma; nellUrbe fu deputato a leggere le Sacre Scritture nel corso delle funzioni pubbliche. Il santo fu consacrato vescovo intorno al 350, stando alla Vita Antiqua -una sua biografia elaborata tra lVIII e il IX secolo, non sprovvista di insinuazioni apocrife-. Fece il suo ingresso a Vercelli quale Vescovo, in una città stimata splendida dalle cronache, ma devastata dalleresia ariana; similmente a quanto troverà SantAmbrogio in Milano qualche anno più tardi.
Tra le fonti certe su SantEusebio vanno richiamate alla mente le tre lettere scritte che dal vescovo, il cui argomento è valutato rilevante per la ricostruzione della sua biografia. In particolare una lettera spedita a Costanzo II in risposta a quella dellimperatore, in cui di fatto era inserito lordine di presenziare al Concilio di Milano; la seconda missiva fu inviata a Gregorio di Elvia, vescovo della Spagna Betica mentre la terza composta durante lesilio a Scitopoli. Per apprendere le motivazioni dellesilio si deve tornare indietro allordinazione di Dionisio -voluta da Eusebio quale vescovo di Milano- in sostituzione dellariano Massenzio. Lopzione, però, non fu accettata dallimperatore che, molto prossimo alle idee eretiche ariane, dispose un concilio a Milano per trattare le scelte eusebiane. Un Concilio venuto alla luce già impuro, ed Eusebio se ne rese subito conto, che più volte negò la sua partecipazione. Alla fine però fu obbligato a prenderne parte. Quando SantEusebio venne a Milano trovò che lArianesimo aveva ormai trascinato via gli animi di quasi tutti gli aderenti. Eusebio comunque rigetto la sottoscrizione di professione di fede ariana, invitò i vescovi intervenuti a elaborarne unulteriore in linea con le idee cattoliche. La memoria narra che il foglio con la professione si infiammò portentosamente creando un certo sbigottimento tra i presenti. Malgrado ciò Eusebio, con il papa Liberio e i Vescovi Dionisio e Lucifero vengono esiliati. LArianesimo vinse così una battaglia sul cattolicesimo nellItalia di quegli anni. Il vescovo vercellese fu prima spedito a Scitopoli, poi in Cappadocia e quindi in Egitto (360-361). Eusebio fu poi prosciolto con Lucifero grazie allEditto di Giuliano lApostata (361-363), successore di Costanzo II (361), i due insieme, giunsero ad Alessandria e poi a Vercelli.
Ed è a questo punto che nella tradizione storica si innesta una tarsia apocrifa, che vedrebbe il vescovo sardo vittima di una riondata dellArianesimo durante limpero di Valente. In realtà le cose si mossero differentemente. Eusebio, dopo il rientro in Piemonte, fronteggiò una prolungata serie di viaggi in Oriente per più volte. SantEusebio ormai anziano morì il primo agosto 371, segnato nel corpo e nello spirito dalle abbondanti afflizioni cagionate dai propugnatori di uneresia che determinò discordie destinate a non scovare mai un totale riavvicinamento.
Oropa ed il suo Sacro Monte, una serie di edicole che ripercorrono la vita del Cristo. Risulta difficilissimo consegnare con poche righe la benché minima idea di cosa sia lintero complesso di Oropa.
Già perché non si tratta di una sola chiesa, di una struttura semplice, di un semplice culto, di una pietà devozionali non è cosa facile descriverla sommariamente. Qualcuno ha parafrasato le parole del Maestro che alla domanda «Maestro dove abiti?» Lui rispose «venite e vedrete»! Oropa deve essere vista. Scoperta. Vissuta. Solo così potrà essere amata e compresa appieno.
I fratelli della Confraternita ci consigliano di scoprire Oropa di sera, quando le luci fanno brillare il chiostro, deserto, e si percepisce che quello non è un luogo come tutti gli altri.
Oropa racchiude in sé molti luoghi: gli spazi aperti, i porticati, le architetture di gusto sabaudo. Il pellegrino amante dei monti non può resistere al richiamo forte della Vergine Bruna che da sempre è lì ad attenderlo, fiduciosa e rincuorante, ed è normale dopo essersi avvicinati alla Maestà di Dio nella natura delle alpi biellesi andare a rendere omaggio a Lei, che da sempre è patrona speciale di quanti amano i monti e la riconoscono la Madre di Dio, la Vergine dei Monti, la Signora di Oropa.
Arrivando ad Oropa non si può restare increduli. Anche se pare tuttoggi una fabbrica -sono in corso dei lavori di restauro che proseguiranno per tutto il 2005 sino al 2006 di adeguamento del piazzale della Nuova Chiesa Superiore, del primo cortile e di attrezzamento di unadeguata area attrezzata per i camper in idonea posizione-, anche se il servizio di accoglienza, lufficio entrando il maestoso cancello del Santuario è subito a destra, si coglie unaria nuova. Coppie giovani con i loro bambini, nonni e singoli, gruppi turistici che desiderano star vicino alla loro Mamma Celeste.
Ma ciò che rende increduli è latteggiamento esteriore del pellegrino che giunge ad Oropa: più sereni, gioiosi e ridenti. Trasfigurati.
Non è solo la rarefazione dellaria, si accede alla Sacra Area del complesso della Beatissima Vergine di Oropa a 1120 metri sul livello del mare ed il dislivello è di un centinaio di metri. Larea dal punto di vista geologico sorge su di una conca formatasi dalla lingua di un ghiacciaio che la creò ritirandosi dallera glaciale.
Oropa è sicuramente un luogo per ritrovare se stessi e le proprie origini, per dare un senso alla propria vita. Un luogo in cui sostare. Un luogo in cui pensare silenziosamente, riflettere, pregare, amare e riscoprire Dio.
La sensazione ultima, al di là dei segni che possono riportarci al quotidiano, è certamente una riflessione che qui ad Oropa il tempo pare essersi fermato.
E non è scontato fermarsi allora davanti ad una Vergine Bruna.
In quel suo abbracciare il Bimbo vi è tutta la sua predisposizione ad accoglierci.
In quellamore che da sempre e per sempre continua a ripetere al mondo che lì fra le sue braccia si può toccare e vedere unumanità bisognosa alla ricerca di un Dio che si condivide nello spazio della storia con lUmanità passando come dice il Te Deum, attribuito ad Ambrogio, «non horruisti virginis uterum». È questa la speranza: chiedere a Maria, ponte nuovo nella storia dellumanità e della Salvezza, unintercessione al Padre per mezzo del Figlio suo.














